Li chiamavano spaghetti western: un vero e proprio filone di film western prodotti in Italia tra gli anni sessanta e gli anni settanta. All’inzio si trattava di un termine spregiativo voleva solamente indicare dei lungometraggi girati in italiano, con budget ridotti e povertà di mezzi in cui si faceva largo uso del sangue sparso copiosamente sul set come il sugo sugli spaghetti.
Negli anni ‘80 ci mise mano Sergio Leone, e soprattuto grazie al prestigio e alla fama di cui il regista già godeva negli States, questo genere cinematografico venne rivalutato. Mediaset riporta in auge il western di casa nostra, non più al cinema, ma nelle vesti, oggi più remunerative della fiction. E a chi altri poteva essere affidato il ruolo del nuovo cowboy? (continua…)
Lo chiamavano Trinità, e poi è stato Luky Luke, infine Don Matteo: è passato dal cavallo alla bicicletta, dal cappello a tesa larga alla tonaca, e a quanto pare tornerà agli antichi amori. Si tratta di Terence Hill - che sarà un medico ossessionato da un errore commesso durante un’operazione - protagonista della fiction Doc West. ”La forza di questa storia è aver dato un passato al mio pistolero - spiega Hill - Doc West è una scommessa che mi sono sentito di giocare. E’ una via di mezzo fra Il mio nome è Nessuno e Trinità. Rispetto ai film di allora però non si ride, si sorride. I tempi sono diversi, il pubblico è diverso”.
Al suo fianco Ornella Muti, Paul Sorvino, Clare Carey e Casey, il frisone cavalcato da Antonio Banderas in Zorro. La serie, che vedremo in tarda primavera, è quello di Santa Fe, New Mexico, ed è stato girato nel ranch creato per fare da sfondo alle avventure di Luky Luke.
tiscali.it
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